Agopuntura Per Batterie

Da ghisasi, 16 Mar 2016.

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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Mer 16 Mar, 2016 23:32 #1
 
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Sono logorroico, dicunt.
Dunque:

 p1030641

 p1030644

 p1030645

 p1030647



Ci avete capito qualcosa? io no  

Dunque, come avevo promesso, ecco i primi risultati della sperimentazione di 4 mesi sul recupero di alcuni accumulatori. Nelle foto in sequenza: la mia telecamera, la bocca e il cibo con cui si nutre e... un desolfatore commerciale studiato per accumulatori acidi al piombo.
Nel caso specifico i due accumulatori Ni-idruri erano totalmente morti da alcuni anni, non si caricavano più, e hanno il "pregio" di costare alcune centinaia di euro l'uno. Ora sono tornati in efficienza pressochè totale, dopo il trattamento.
Fine prima parte: dettagli e un inusuale espediente alla prossima...

Naturalmente ribadisco che il tutto è sperimentale, però con me sta funzionando nel 70-80 % dei casi.

V

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Da amedeoSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 00:03 #2
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Ghisasi, mica Bau Bau micio micio  

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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 00:12 #3
 
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amedeo ha scritto: 
Ghisasi, mica Bau Bau micio micio  


Ghisasi tra qualche giorno ha in serbo una cosetta piccola piccola dedicata soprattutto alle Signore dell'Arca...

 


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Da lapinSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 06:18 #4
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Sembra assai interessante. Attendiamo la II parte  

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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 15:13 #5
 
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Perchè un normale accumulatore in genere smette di funzionare?
possono verificarsi diverse circostanze:

- uno o più elementi vanno in cortocircuito

- avviene una interruzione fisica del contatto tra i vari elementi (celle) collegati tra loro in serie

in entrambi i casi, praticamente l'accu è da buttare, visto come vengono ormai sigillati.

Oppure:

- l'accumulatore perde sempre più efficienza e tiene sempre meno la carica, non solo per il cosiddetto effetto memoria ma anche per la progressiva irreversibilità delle reazioni chimiche [per i puristi: spostamento del bilanciamento di reazione verso i prodotti a discapito dei reagenti]

- l'accumulatore va in autoscarica fin sotto la soglia minima e accelera le condizioni sfavorevoli di cui sopra.

- l'accumulatore infine è di quelli che hanno il terzo piedino che fornisce al caricabatterie la tensione di riferimento per avvio/stop del ciclo di carica.


Nel caso degli accumulatori al piombo/acido (es. batterie auto) avviene un deposito progressivo di solfato di piombo, che dovrebbe stare in soluzione ionica, sulle piastre di piombo metallico- ossido di piombo. Ma il solfato di piombo ha una resistenza ohmica specifica piuttosto elevata e dunque, non solo è reso meno disponibile in soluzione, ma ha pure un effetto isolante che intralcia i processi di carica/cessione di elettroni.
Vi sono diversi metodi sui quali non mi dilungo perchè reperibili in rete, tra cui lo svuotamento della soluzione acida e suo rimpiazzo con ammoniaca, messa sotto carica a polarità invertite etc. etc.
Altro metodo prevede l'uso dell'acido EDTA (etilendiamminotetracetico) per la rimozione del solfato depositato.
Altro ancora, con sicura perdita di capacità nominale (amperaggio), prevede la conversione in batteria piombo-alcalina mediante l'impiego di soluzioni basiche in luogo dell'acido solforico: es. solfato di alluminio (num. di ossidazione 3).

L'ultima e più semplice nonchè efficiente soluzione prevede invece l'uso di un desolfatore, dopo aver semplicemente aperto i tappi dell'accumulatore (o segato la chiusura ermetica in caso di quelli sigillati) e aggiunto acqua distillata e/o soluzione elettrolitica, nel caso le piastre fossero scoperte ed esposte all'aria.
Si dovrebbe usare un densimetro che io non ho. Ho però come sapete dai miei pezzi sull'idroponica il Phmetro digitale). Ma in pratica non l'ho usato e ho impiegato su alcuni vecchissimi accumulatori il desolfatore messo sopra in foto.

C'è chi ormai va in giro a scovare "batterie" incivilmente abbandonate accanto ai cassonetti... e una su due o tre la recupera riportandola a efficienza: pensate al costo di un accu da camion...

Vi è anche un altro tipo di accu al piombo e sono quelle al piombo/gel che non dovrebbero essere ricaricabili in nessun modo una volta esauriti i 500-800 cicli vitali. son quelli usati ad es. nei gruppi di continuità, nelle centraline di allarme, nei ponti radio (usati come tampone rapido prima che entri il gruppo elettrogeno).
Ebbene, anche in questo caso ho ottenuto alcuni buoni risultati su vecchi esemplari ormai "spacciati" da anni, sempre usando il suddetto desolfatore.

... continuo tra poco...


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Da dogsandwoodSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 15:17 #6
 
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In pratica potrebbe funzionare per recuperare il pacco batterie 12V 1.5Ah NI-Cad di un avvitatore che vorrei evitare di ricomprare..? Il costo del pacco è di 40 euro sia per sostituzione che per eventuale rigenerazione..

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Da amedeoSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 15:22 #7
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dogsandwood ha scritto: 
In pratica potrebbe funzionare per recuperare il pacco batterie 12V 1.5Ah NI-Cad di un avvitatore che vorrei evitare di ricomprare..? Il costo del pacco è di 40 euro sia per sostituzione che per eventuale rigenerazione..


Domandona, che interessa a tutti noi, credo.

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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 15:42 #8
 
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Il vantaggio di usare un desolfatore è quello di riuscire a staccare i depositi chimici di sali depositati sulle superfici e di riportarli in soluzione, anzichè eliminarli riducendo la quantità di ioni e metalli presenti nel processo.
Ma cos'è questo desolfatore? è un circuito elettronico che genera dei "treni" di impulsi in genere di alcuni Khz e con picco max di tensione intorno ai 100 volts. le forme d'onda vanno da quella quadra a quella sinusoidale quasi pura (multivibratore astabile + circuito integratore LC in genere). solitamente prendono l'alimentazione dagli stessi poli dell'accumulatore e restituiscono questi impulsi a bassa corrente e alto voltaggio a polarità invertita. questa sorta di "vibrazioni" si è visto indurre i sali a disgregarsi e tornare in soluzione. ma il processo è lungo e richiede da qualche giorno a qualche settimana... ovviamente nel frattempo l'accumulatore deve anche essere tenuto sotto carica, per cui il desolfatore risulta collegato in parallelo ai capi dell'accu e contemporaneamente al caricabatteria.
Vi sono modelli (come il mio) che potrebbero in teoria essere collegati direttamente dentro il cofano di una autovettura, per svolgere la loro funzione "on the road" ma io SCONSIGLIO caldamente il loro impiego sulle moderne auto, per via delle centraline elettroniche presenti che probabilmente non gradirebbero questi veloci transienti di tensione inversa e alternata: a meno che le centraline siano protette da filtri con diodi di commutazione veloci (schottky), ma chi me lo dice?

Molti moderni caricabatterie (i migliori) sono già concepiti per ricaricare ad impulsi, ma hanno altre limitazioni, tra cui ad es. la frequenza degli impulsi è talora dei soliti 50 Hz di rete... e in pratica non differiscono di molto da un normale alimentatore "cinese" switch-mode mal filtrato e pieno di "ripples", almeno secondo me.
Poi la maggioranza di essi ha il circuito di tensione di riferimento, per cui "non vedono neppure" un accumulatore che sia collegato troppo scarico o difettoso e dunque neppure iniziano il processo di carica. Ma a questo si potrebbe rimediare "pompando" da un'altra sorgente quel minimo di elettroni necessari alla tensione di "spunto".

La soluzione giusta per il recupero possibile degli accu "morti" però rimane l'uso del desolfatore e di un alimentatore esterno, si badi bene, in grado di fornire TENSIONI assai PIU' ELEVATE della tensione nominale del "paziente". Questo per vincere la maggiore resistenza ohmica iniziale e permettere il flusso di elettroni.

A questo punto mi corre però l'obbligo di fare una digressione di sicurezza, nel post a seguire...


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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 15:44 #9
 
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amedeo ha scritto: 
dogsandwood ha scritto: 
In pratica potrebbe funzionare per recuperare il pacco batterie 12V 1.5Ah NI-Cad di un avvitatore che vorrei evitare di ricomprare..? Il costo del pacco è di 40 euro sia per sostituzione che per eventuale rigenerazione..


Domandona, che interessa a tutti noi, credo.


Se mi fate continuare please, la risposta è: lo scopo è proprio quello, tentare d'ora in poi di spendere meno in nuovi accu, dopo essersi organizzati un poco...  

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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 16:25 #10
 
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Due brevi nozioni spicciole di fisiologia umana, giusto come "disclaimer" e perchè "primum non nòcere".

Tutti noi siamo portati a sottovalutare il potenziale pericolo derivante dalla corrente continua, e in effetti la CC non rappresenta un pericolo, ma solo finchè le tensioni sono tali da non riuscire a vincere la resistenza ohmica offerta dalla cute (epidermide + derma). Tali tensioni sono da ritenersi sicure diciamo prudenzialmente fino a max 36-48 volts sulla cute, meno sulle mucose...
Ma al di sotto della pelle la resistenza è minima e i nostri tessuti, i nostri liquidi fisiologici, le nostre attività nervose, metaboliche, sono tutte regolate da ioni organici e inorganici: la resistenza è pressochè nulla e se per caso -come esempio- una corrente di 3-4 milliamperes dovesse attraversare direttamente il nostro miocardio...addio uomo. In questo senso la corrente continua è addirittura più pericolosa di quella alternata (viva il conterraneo di Zoran, Nikola Tesla) perchè determinerebbe un flusso ionico direzionale. [Povere sinapsi assodendritiche e assoassoniche!]

Dunque dobbiamo cercare sì un alimentatore stabilizzato che sia in grado di fornire tensioni continue abbastanza elevate, ma stiamo attenti a manipolarlo: se siamo sopra i 48 V iniziamo a stare in allarme e isolarci. ok? non per niente anche le saldatrici ad arco hanno dei severi limiti di tensione imposti giustamente.

Io nei miei esperimenti ho usato il solito alimentatore da laboratorio mostrato diverse volte in foto, che è in grado di fornire una Vmax di circa 33 volts con correnti dell'ordine dei 5 Amp.
Il vantaggio è che ha il controllo non solo della tensione ma soprattutto della corrente. E' infatti opportuno usare un alimentatore a corrente costante, per il recupero degli accu.

In pratica: prendo il mio alimentatore, lo collego all'accu da guarire con due coccodrilli o con i due fili tenuti da due pinze (di plastica da falegname, due pinze da bucato o quel che è alla bisogna), inizio a dare tensione e, se regolabile, la aumento finchè vedo dall'amperometro che inizia a circolare una corrente attraverso l'accu stesso. tale corrente dovrebbe arrivare ma NON SUPERARE un decimo della capacità nominale della batteria: batteria da 4 amp/ora? max corrente 400 milliamperes (come regola generale). ho visto che per gli accu NI-cd e NI-Mh io riesco a far transitare corrente quando sono intorno rispettivamente ai 18 e ai 24 volts circa, e man mano che aumento, sempre di più.
A questo punto metto in parallelo il desolfatore e lo lascio a lavorare per almeno una settimana.
Naturalmente nel mio caso il regolatore di corrente costante fa la sentinella al posto mio.
Nel caso di un alimentatore senza controllo di corrente le soluzioni sono 2: o si tiene sotto controllo con un tester l'amperaggio e si abbassa la tensione man mano che la desolfatazione procede, oppure se uno si districa con un minimo di elettronica, l'integrato LM317 e uno schemino di NE...
Voglio rammentare a tutti che un alimentatore switch-mode di buona potenza lo si può ricavare da un vecchio desktop PC. Sul tubo vi sono illustrate le procedure, anche per come fare lo spunto dello switcher.

Ovviamente in quei pacchi batterie che hanno il piedino di tensione di riferimento, le tensioni NON vanno date su di esso ma sui giusti contatti, ignorando appunto l'esistenza del piedino controllo.
Ovvio che se il circuito interno al piedino controllo (che probabilmente è un diodo zener o qualcosa di simile, non lo so con certezza) è interrotto o guasto, l'alimentatore originale non riconoscerà mai la presenza dell'accu e saremo costretti a ricaricarlo sempre da fonti esterne, però se siamo riusciti a recuperarlo sarà un problema minore, credo. Eppoi non è detto che tale circuito sia rotto.
Nella teoria non vi è motivo alcuno perchè un accumulatore (che funziona su reazioni reversibili) debba a un certo punto diventare irreversibile... e talvolta la teoria trova conferme pratiche. si tratta di aver voglia di tentare, senza dover aprire, sostituire elementi (che vanno acquistati)...

Ma non ho finito! come fare se come me si hanno due o più accu? ne recupero 1 ogni mese? noooooo!

Ecco nella prossima, Ghisasi stravagantemente all'opera  

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Da lapinSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 16:30 #11
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Valter, te l'ho già detto, tu sei troppo prolisso. Secondo me dovresti somministrare a piccole dosi perché così rischi di mandare in confusione chi legge  

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Da GioVa Inviato: Gio 17 Mar, 2016 16:45 #12
 
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ma quanto cavolo scrivi!   cmq interesante la cosa
 
Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 16:51 #13
 
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Acquistare un desolfatore con microcontroller come il mio (viene dalla turchia tramite ebay) costa dai 25 euro ai 50-60 euro (stesso modello, UK). E fin qui ci può stare, ma nel caso ne volessi prendere più d'uno la cosa sarebbe pesante...

Si è detto però: multivibratore astabile, onde quasi sinusoidali o quadre, treni d'impulsi, Vmax circa 100 Volts...

guardate qui:

 p1030648

sono delle agopunture elettroniche, o meglio delle TENS, che sono dei cloni (cinesi ) di un noto apparecchietto molto pubblicizzato qualche anno fa. L'originale costava non poco all'epoca, ma i cloni -leggo ora sul cartone- euro 8 l'uno. In fondo l'agopuntura l'hanno inventata loro, i cinesi, e solo da 30-40 anni la nostra medicina ufficiale ne ha riconosciuto la sua azione morfino-simile. Noi abbiamo dovuto attendere l'immunoistochimica e il microscopio elettronico per sapere ciò che i tanto deprecati cinesi sapevano da migliaia di anni, seppure a loro modo.

Credo sia ora difficile reperirli perchè probabilmente sono stati requisiti in quanto non recanti le cetificazioni varie della comunità europea e forse perchè violavano dei brevetti. Ma in qualche negozio a mandorla di periferia magari... e comunque chi non ha un'anziana zia con l'artrosi e la sciatica, o un culturista o una donna che tiene alla propria linea, a cui sottrarre in prestito permanente un aggeggio simile?
Con un amico abbiamo visto le forme d'onda e i transienti veloci con oscilloscopio e sono praticamente identici all'originale. Nella funzione vibromassaggio si approssimano anche a quelli del desolfatore...
Dunque, ora ho quattro desolfatori  

due sono impegnati con altrettanti accu al piombo, uno della GM da 55 amp/h del gennaio 2000, che era morto da anni e ora mi tiene 12,6 volts anche se lo distacco per una settimana; l'altro con un piombo/gel 12V-4Ah.

Volete sperimentare? per ora vi ho illustrato il tutto. A disposizione vostra.


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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Gio 17 Mar, 2016 16:54 #14
 
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e che diamine! se scrivo meno non affronto compiutamente l'argomento e se scrivo a rate quando si inizia a recuperare batterie?

Il tema è complesso.

Devo assentarmi alcuni giorni...

Però si può sempre leggere e rileggere con comodo, o no? scripta manent


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Da ghisasiSesso: Uomo Inviato: Sab 19 Mar, 2016 20:13 #15
 
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Il sistema esposto sopra, nella pratica può anche essere semplificato così, sperando ora di non essere offensivo per la troppa semplicità:

 serie


come si vede si può far uso di un caricabatterie per camion, ma siccome non tutti ce l'hanno, ecco sopra come si può collegare in serie 2 alimentatori qualsiasi, per i pochi a digiuno di elettricità/elettronica. I caricabatterie per auto moderni sono autoprotetti contro sovraccarichi e cortocircuiti in genere e dunque non dovrebbero guastarsi.

lo schema più semplice di collegamento è:

 rescuer

che non prevede neppure l'inserimento di un amperometro. i 24 volts (in realtà sono un po' di più) dovrebbero andare abbastanza bene per accumulatori compresi tra i 9 e i 18 volts circa. Dovrebbe farcela con tutti i tipi di accu.
Al massimo si finisce di distruggere una batteria comunque già morta.
E' opportuno però ogni tanto toccare l'accumulatore e se si sente che si scalda troppo, diciamo intorno ai 40 gradi, spegnere il caricabatterie per qualche ora.

Spero, in questo modo, di aver reso facile una procedura che come l'avevo spiegata poteva apparire assurdamente complessa.
E facendo la spesa una volta per il desolfatore, potete anche allungare di qualche anno la vita delle batterie della macchina, del trattorino, del camper o della barca, per chi ce l'ha...


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